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Il lavoro proposto in questo volume non è sicuramente il primo, né l’unico, né l’ultimo del suo genere. Uno per tutti, basti ricordare Lo Cunto de li Cunti di G.B. Basile, edito nel 1634-1636. Il nostro scopo nonè perciò tanto la ricerca dell’originalità, quanto l’esigenza di fermare sulla cartaun nostro specifico patrimonio culturale che rischia di scomparire, se lasciato solo alla trasmissione orale, che comunque tende anch’essa a scomparire diluendosi sempre più nel tempo. In una società che si avvia, a torto o a ragione, verso la cosiddetta “globalizzazione”, pensiamo che sia comunque necessario tener conto di certe specificità che sono, a ben vedere, l’espressione di un patrimonio culturale ben definito e di radici ben identificabili, anche se cicoscritte a piccole realtà sociali.
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