Al forestiero che, per caso o errore o perché in vacanza, percorre le nostre strade, i vecchi fabbricati rurali (le “massarie”, per dirla nel nostro dialetto) che costellano l’agro carinolese (e non solo) non appaiono che vecchie mura in disfacimento, l’immagine del degrado.
La stessa impressione, credo, ha chi, per sua giovane età, non ha di essi nella memoria altra immagine che quella attuale. Per chi, come me, in qualcuna di queste “massarie” ha trascorso parte della fanciullezza e, più avanti, dell’adolescenza o in esse è stato occupato per buona parte della sua esistenza, questi edifici sono come vecchi amici che lentamente stanno morendo, insinuandoti una pungente sensazione di impotenza e malessere, perché è così che vanno le cose, così è che va il tempo e nessuno può farci niente.
Appena quaranta anni or sono (cosa sono quaranta anni nello scorrere del tempo? La stragrande maggioranza di questi edifici ha molto più che quaranta anni) alcune delle strade asfaltate che collegano tra di loro queste masserie e le collegano ai centri abitati, non erano ancora state tracciate. Ognuno di questi edifici era, per forza di cose, un centro di vita sociale assolutamente autosufficiente perché quasi isolato da altri, vicini sì ma poco agevolmente raggiungibili, ed il fatto che molti di essi fossero dotati di una cappella annessa al corpo di fabbrica o staccata, sta a testimoniare come essi non fossero solo centri di vita rurale ma anche religiosa .
Alcune di queste cappelle sono vere opere d’arte, come la cappella di Limata vecchia o quella annessa alla masseria Angelilli, quest’ultima dotata di una volta affrescata in un trittico, di cui a tutt’oggi sopravvive la sola parte centrale poiché le due laterali, più piccole, sono state sottratte da ignoti ladri con metodo, direi, quasi scientifico.
Alcuni degli edifici stessi sono vere opere d’arte, pur nel loro attuale stato di degrado. Non si può non ammirare l’eleganza architettonica della masseria Angelilli o la massiccia compattezza della masseria Spano. Molte di queste costruzioni appartengono alla storia, come la citata masseria Angelilli, Limata vecchia, Sant’Ilario, Santo Ianni e Aceti, già presenti nelle cronache del Menna, o la tenuta di Campanariello riportata nelle cronache Borboniche.
La loro stessa collocazione ci richiama alla storia, basti ricordare fra tutte la masseria Aceti, costruita sul tracciato di una strada romana e ancora la masseria Angelilli, che sorge in localita’ “Civitarotta”, denominazione volgare della sepolta città di Forum Popilii. Certo, oggi quello che più colpisce è il loro stato di solitario disfacimento, ma molti anni fa erano permeati di vita, vita che ha lasciato oggi al solo folklore , purtroppo o per fortuna, il compito di celebrarne i miti e i riti.
Attilio Troianiello
Accedi alla Mostra Fotografica
|